Diciamo subito che con la sconfitta di Rutelli a Roma si chiude un cerchio. Ripassiamo insieme i momenti salienti di questa lungimirante ed ingegnosa macchina da guerra chiamata PD:
1. Margherita e DS si fondono e diventano un nuovo soggetto politico (di centro).
2. Veltroni è segretario del PD, lascia Roma e decide di correre da solo (o quasi).
3. Grazie a quel formidabile statista che è Mastella, con l'aiuto di quel romicoglioni raggrinzito di Dini, ma anche con la mano nascosta di Veltroni, il governo Prodi cade.
4. Il PD perde le elezioni in maniera indecorosa (una classica "sonata")
5. Per colpa del PD e del voto utile (ma, dati alla mano, altamente inutile), scompare dal parlamento la Sinistra.
6. Ciliegina sulla torta, a Roma vince Alemanno: Rutelli è antipatico e chi è di sinistra non lo vota e fa bene (tapparsi il naso... ok, ma a tutto c'è un limite).
Insomma, grazie a Veltroni ecco cos'è successo: ha vinto Berlusconi, ha vinto la Lega, è scomparsa la sinistra in Italia, Roma è governata dalla destra.
Missione compiuta, grazie Walter.
martedì 29 aprile 2008
Missione compiuta, grazie Walter.
venerdì 18 aprile 2008
martedì 15 aprile 2008
La fine di un'epoca
Sono passati 60 anni da quando un comunista, Umberto Terracini, firmava la Carta costituzionale della neonata repubblica. Sei decenni dopo, e per la prima volta da quando il fascismo li aveva messi fuorilegge, nel Parlamento italiano non siederanno né comunisti, né socialisti. Il poco più del 3% preso alla Camera dalla Sinistra e l'Arcobaleno e lo 0,9% raccattato dagli eredi di Pietro Nenni e Bettino Craxi non lasciano possibilità. A Montecitorio e Palazzo Madama nessuna targhetta adornerà le stanze dei gruppi parlamentari con i simboli del lavoro che hanno percorso tutto il '900.
I socialisti hanno provato a fare breccia battendo la via del laicismo, della contrapposizione netta, diretta e frontale alllo "Stato clericale" che da Boselli in giù gli eredi del garofano indicavano come il pericolo massimo per il Paese. Ma non ha pagato.
Gli eredi del comunismo nelle sue varie forme ci hanno provato. Hanno provato a rinunciare a nome e simboli per resistere ancora una Legislatura, per portare questo fardello novecentesco nella storia politica del XXI secolo, ma non è bastato. Dalle politiche del 2006, dopo due anni di governo, i partiti che formavano la cosidetta "sinistra radicale" hanno perso il 9%. "Una sconfitta di proporzioni impreviste" ha detto desolato il leader Fausto Bertinotti.
Una sconfitta che lascia senza rappresentanza parlamentare non solo la "sinistra storica" ma anche tutto un mondo che prima fra Rifondazione, Verdi e Comunisti Italiani trovava un suo riferimento nelle istituzioni. La sinistra dei comitati, dei centri sociali, dell'antagonismo. Via i pacifisti che appena 5 anni fa riempivano le piazze e le strade, fermavano i treni che portavano armi all'Iraq, che riempivano le finestre d'Italia di bandiere arcobaleno. Via i comitati del no: niente rappresentanza per i vicentini che non vogliono la base Usa né per i valligiani che vogliono fermare la Tav che dovrebbe invadere le loro terre. E i centri sociali? Quante volte Rifondazione o i Verdi erano intervenuti per tenere a freno questi compagni un po' troppo esuberanti? Anche per loro niente più lacci, lacciuoli, equilibri di partito o di coalizione da tenere insieme. Caruso torna a casa nel suo Sud Ribelle, Daniele Farina al Leoncavallo di Milano. Che farà ora l'area dell'antagonismo militante? In molti fra loro, in realtà, tirano un sospiro di sollievo.
In un colpo solo, insomma, sono scomparsi la vecchia e la nuova sinistra. Ha pesato l'astensionismo, certo, molti compagni che piuttosto che beccarsi Berlusconi hanno preferito "turarsi il naso" e votare Veltroni, due anni di governo con poche prede nel carniere da esibire al momento della campagna elettorale; un leader un po' appannato dagli stucchi e dagli ori degli appartamenti riservati al presidente della Camera. Pesi diversi e tutti influenti ma resta il fatto che una stagione è finita nel modo più brusco. Nichi Vendola che sarà probabilmente chiamato a ricostruire dopo il terremoto e che è anche il leader più immaginifico che si agita nella sinistra, ormai, extraparlamentare, lo ha detto subito, a caldo: "Il Novecento ci è precipitato addosso".
Editoriale di Andrea di Nicola da La Repubblica
martedì 8 aprile 2008
Indecisioni dell'ultim'ora
Certo, astenersi sembrerebbe l'unica soluzione plausibile, visto che il voto dovrebbe essere dato a chi ci rappresenta meglio. Non essendoci nessuno che mi rappresenta in maniera soddisfacente ed essendo tutti noi reduci da una serie di profonde delusioni politiche e sociali, l'unica lotta attualmente possibile rimane quella del non voto?
Ma... è la soluzione giusta? In fondo non me la sento di non votare, anche se d'altra parte, non saprei proprio chi votare. Però poi non saprei con chi prendermela, e anche questo è importante in una democrazia.
Allora, vediamo.
Partiamo da destra (ma solo per completezza d'informazioni).
LA DESTRA
La Santanchè è talmente insignificante che non dovrebbe neanche essere presa in considerazione: le sue frasi fatte, le solite metafore ripetute anche nella stessa sera a distanza di pochi minuti in trasmissioni e canali diversi... una sorta di pataccona siliconata ma vuota, una perfetta rappresentazione della melma fascista che rigurgita ma che emette soltanto dei flebili e ridicoli ruttini. In una frase: "No comment". VOTO 2 (ma solo perché in fondo è anche lei una vittima del cameratismo psicologico e del maschilismo destrorso)
ABORTO, NO GRAZIE?
Che dire di Ferrara... che se potesse andrebbe al Grande Fratello, anche solo per rivedersi sulla striscia quotidiana. Purché se ne parli è disposto a diventare lo zerbino di volta in volta di chi gli sembra più idoneo a calvalcare l'onda mediatica, senza la quale si sente perduto. In poche parole: "Schifo". VOTO 0
PARTITO DELLA LIBERTA' (o "delle", ma poco conta)
Il barcone di Silvio è ormai una barzelletta a cui neanche lui crede più (solo la Gardini e Brunetta, ma anche la Carfagna e la Carlucci ci credono ancora). Non mi sentirei di aggiungere altro, non ce la faccio proprio. In una frase: "Mi cadono le palle". Voto: 0 (e sono buono)
PARTITO DEMOCRATICO
Ed eccoci alla minestrina scaldata e riproposta in chaive radical-clerical-chic: tanto di cappello alla Binetti che sopporta di stare con quei mangiapreti dei radicali, cazzo! Veltroni era l'uomo nuovo tanti anni fa, adesso s'è messo in testa di riportare l'Italia dove non si sa... forse dove non è mai stata? Peccato perché le potenzialità c'erano ma spostandosi al centro è diventato un ricettacolo di povere anime disperse. In una frase: "Più che partito democratico parlerei di partito teocratico" (nonostante la Bonino). Voto 3
PARTITO SOCIALISTA
Boselli è simpatico e sincero ma non può pretendere di parlare del suo partito come il partito socialista di Zapatero in Italia, è ridicolo. Zapatero è un grande, Boselli no (anche se, ripeto, ce la mette tutta). E poi, soprattutto, nel mio collegio ci sono due invotabili che non riuscirei nemmeno a pensare lontanamente di votare: Girolamini e Rometti. In una parola: "Peccato". Voto 4
LA SINISTRA L'ARCOBALENO
Beh qui le potenzialità ci sono, come dire... "il ragazzo è bravo ma non si applica". Tanti ricatti hanno subito e adesso anche il vecchio compagno Prodi ce l'ha con loro (ma per la caduta del '98!?!). Bertinotti dallo scranno più alto del parlamento, ha perso lo smalto e la forza che aveva quando faceva agitare la gente in piazza. O quando era l'opposizione interna alla maggioranza. Poi tutto è finito, sembra. Ma qui arriva il mio preferito a soccorrermi in questa landa desolata di anime perse: il mitico Ferrero, il ministro della Solidarietà sociale, unico faro in questo buio gelido. In una parola: "Vedremo". Voto: 6
SINISTRA CRITICA
La D'angeli ce la mette tutta, mi fa pure tenerezza ma non sa dove andare... In una parola: "Ma...". Voto 4
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Ferrando mi piace come ragiona, come parla anche come gesticola. Ma è troppo radicale. In una frase: "Troppo comunista!". Voto: 3