Per la prima volta la percentuale di cattolici rivendicata dal Vaticano per l’Italia scende sotto il 96%: il 95,88%, per la precisione. E’ quanto si legge consultando l’ultima edizione dell’Annuarium Statisticum Ecclesiae, i cui dati sono riferiti al 31 dicembre 2006. Cinque anni prima il ‘dato’ era del 97,01%. In calo anche i battesimi: 443.445 nel 2006, a fronte di 560.010 nuovi nati (fonte Istat). La percentuale è in questo caso del 79.19%: cinque anni prima era dell’85,31%.
(fonte: www.uaar.it)
E' chiaro che il numero di coloro che non sono cattolici o che non si ritengono tali è molto più elevato, se consideriamo che sono ritenuti cattolici tutti quelli che hanno ricevuto (subito) il battesimo da neonati e quindi sono stati involontariamente iscritti nei registri parrocchiali...
venerdì 18 luglio 2008
Cattolici in calo
giovedì 17 luglio 2008
«La polizia italiana è fascista»
Duro attacco del quotidiano britannico «Guardian» che commenta i pestaggi della scuola Diaz al G8 2001
LONDRA - Picchiati senza pietà, in modo sistematico, non per ottenere una confessione ma semplicemente per il gusto sadico di infliggere un dolore. In un’inchiesta di sette pagine dal titolo «La sanguinosa battaglia di Genova», il Guardian mette sotto dura accusa la polizia italiana: «Questo non è il comportamento di un gruppo di esaltati. Questo è fascismo». Durante i pestaggi alla scuola Diaz e le torture nel carcere di Bolzaneto, racconta il quotidiano britannico, i poliziotti parlavano in modo entusiastico di Mussolini e Pinochet. I loro cellulari avevano suonerie con le tradizionali canzoni del ventennio. E i prigionieri furono costretti a dire più volte «Viva il Duce» o «Un, due, tre, viva Pinochet».
ACCUSE A FINI - «Senza il lavoro del pubblico ministero Enrico Zucca – scrive il Guardian – senza la posizione rigorosa della magistratura italiana, la polizia avrebbe potuto sfuggire alle proprie responsabilità. Tuttavia la giustizia è stata compromessa. Nessun politico italiano è stato indagato, nonostante ci fossere forti sospetti che la polizia avesse agito con la sicurezza dell’impunità». Nell’inchiesta viene citato l’attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Un tempo segretario nazionale del partito neofascista Msi e poi vice premier, Fini - secondo quanto scrisse in quei giorni la stampa - era presente nel quartier generale della polizia. Non gli è mai stato chiesto di spiegare che ordini avesse dato, se l’aveva fatto». Insomma giustizia non sarà fatta. La maggioranza dei poliziotti coinvolti nei fatti della Diaz e di Bolzaneto non ha ricevuto nemmeno un richiamo disciplinare. Nessuno è stato sospeso, nessuno è stato accusato di torture, spiega ancora il quotidiano, alcuni sono stati addirittura promossi. «Anche il prossimo processo ai 28 agenti che sono stati incriminati è a rischio perché il premier Silvio Berlusconi ha voluto una legge che ritarda tutti i processi che riguardano fatti avvenuti prima del 2002».
LA CONCLUSIONE - Amara la conclusione del Guardian. «Cinquantadue giorni dopo l’attacco alla scuola Diaz», 19 uomini hanno usato aerei pieni di passeggeri per attaccare l’America. Era l’11 settembre del 2001. «Da allora politici che non si definirebbero mai fascisti hanno autorizzato intercettazioni a tappeto di telefoni e email, detenzioni senza processo, tortura sistematica e arresti domiciliari illimitati». Non stiamo parlando di un fascismo messo in atto da dittatori «con gli stivali neri e la bava alla bocca» ma del pragmatismo di politici dalla faccia pulita. «Il risultato però – dice il Guardian – è molto simile. Genova ci insegna che quando lo Stato si sente minacciato, la legge può essere sospesa. Ovunque».
fonte: Corriere.it
martedì 15 luglio 2008
«Critico chi voglio. E la gente applaude»
(questo è il titolo messo dal corriere. il titolo originale era: lettera ai lettori, che è stato corretto con lettera al direttore)
La risposta di Sabina sul Corriere
Caro Direttore, per tutti quelli scioccati dalla stampa di
questi giorni, voglio rassicurare: non siete impazziti e non sono
nemmeno impazziti i giornali. La questione è molto semplice, questo
sistema fradicio e corrotto vede nell'eliminazione del dissenso l'unica
possibilità di salvezza. Scrive Filippo Ceccarelli su Repubblica in
relazione al mio intervento a piazza Navona: «Nulla del genere si era
mai visto e ascoltato a memoria di osservatore». Questa cosa,
Ceccarelli, si chiama libertà. Non hai mai visto una persona che chiama
le cose col suo nome, anche quelle di cui tutti convengono sia
assolutamente vietato parlare, come l'ingerenza inaccettabile del
Vaticano nella vita politica del Paese e nelle vite private dei
cittadini italiani. Caro Ceccarelli, hai fatto un'esperienza
straordinaria. Col tempo apprezzerai la fortuna di esserti trovato lì
l'8 luglio.
Quello che hanno visto i presenti e gli utenti di internet è una
piazza ricolma di gente, che è stata in piedi per tre ore ad ascoltare
e ad applaudire entusiasta. Gli interventi più criticati dai media sono
quelli che hanno avuto indiscutibilmente più successo. Nel mio
intervento, al contrario di quello che tanti bugiardoni hanno scritto,
gli applausi più forti sono stati sulle critiche alla politica del
Vaticano e le frasi più forti fra quelle sono state applaudite ancora
di più. Questa manifestazione è stata il giorno dopo descritta come un
fallimento, un errore, un autogol. Stampa e tv hanno tirato fuori il
manganello e con i mezzi della diffamazione, della menzogna e
dell'insulto stanno cercando di scoraggiare chi ha partecipato, a
continuare. Alcune ovvie piccole verità: — A sinistra si lamentano del
fallimento della manifestazione quando l'unico elemento di insuccesso è
costituito dai loro stessi interventi. Se non avessero parlato in tanti
di insuccesso a dispetto dei fatti, la manifestazione sarebbe stata
percepita per quello che è stata: un successone. — Berlusconi e i suoi
sono furiosi per quanto è accaduto e il sondaggio che direbbe che
Berlusconi ci ha guadagnato lo ha visto solo Berlusconi.
Quello che dice potrebbe non essere vero. — L'intenzione di
espellere Di Pietro era già evidente da parte del Pd e non è per me e
Grillo che i due si sono separati. Pare che Veltroni gli preferisca
Casini. Non è una battuta. — Le parlamentari che hanno difeso la
Carfagna sostenendo che io in quanto donna non posso attaccare un'altra
donna, insultando me sono cadute in contraddizione. — Pari opportunità
e Carfagna sono due concetti incompatibili come Previti e giustizia. —
È falso che non si possa criticare il presidente della Repubblica. Si
può e ci sono buone ragioni per farlo ad esempio impugnando il parere
dei cento costituzionalisti sul Lodo Alfano. — È falso che non si possa
criticare e attaccare il Papa. Si può e ci sono buone ragioni per
farlo. Ho letto un po' dappertutto che il Papa sarebbe una figura super
partes. Super partes non è uno che si schiera con tutte le sue forze su
ogni tema, dalla scuola ai candidati alle elezioni, alla moda e alla
cucina, con interventi spesso molto al di sotto delle parti, cosa su
cui anche la Littizzetto, esimia collega, ha efficacemente ironizzato.
— La reazione furibonda di tutto il mondo politico alle parole di
alcuni liberi pensatori, dimostra che gli interventi fatti sono stati
importanti ed efficaci. La repressione dei media rivela la debolezza
politica di una classe dirigente che in entrambi i poli è nata a
tavolino. Gli unici elementi che hanno una oggettiva radice popolare e
sono rappresentati in Parlamento allo stato attuale, sono Lega e Di
Pietro.
E crescono. Berlusconi e Pd calano vertiginosamente. — C'è un
partito finto, il Pd, nato senza idee, tranne quella di fondere due
partiti per ingrandirsi con lo stesso criterio con cui si accorpano le
banche per essere più forti. Questo partito votato controvoglia dalla
maggioranza dei suoi elettori si è rivelato fin dai primi passi un
soggetto politico artificiale, che somiglia più a un «corpo
diplomatico» che altro. Molti dei vip che lo hanno sostenuto ora sono
colti da attacchi isterici constatando che non sta in piedi. Dall'altra
parte ci sono delle idee che vogliono essere rappresentate e discusse.
Idee davvero alternative a quelle del centrodestra. La qual cosa, nel
momento in cui si cerca di costruire un'alternativa, ha la sua porca
importanza e fa sì che queste idee vengano considerate oggettivamente
interessanti dall'opinione pubblica. Per quanto riguarda l'annosa
questione: «Può un comico fare politica?», si tratta anche qui di una
domanda che non esiste in natura. È ovvio e tutti sanno che chiunque
parli a un pubblico fa politica. È ovvio che la politica in una
democrazia la fanno tutti. Ma la vera domanda che si pone è: può un
comico ottenere molto più consenso politico di un politico? Può il
discorso di un comico essere molto più politico di quello di un
politico? I fatti dicono di sì e tocca abbozzare. Potete anche
continuare a menare le mani, ma sarebbe meglio fare uno sforzo di
comprensione. D'altra parte parlo per me ma credo anche a nome degli
altri, le nostre idee sono lì e si possono usare gratuitamente.
Approfittatene.
Sabina Guzzanti
dal sito www.sabinaguzzanti.it
G8: le divise impunite di Bolzaneto
La verità resta ancora fuori dalle aule giudiziarie. E da quelle della politica
Lunedì 14 luglio, dopo le 22.00. L’agenzia Ansa: “Ventitré anni e nove mesi di reclusione per quindici 15 imputati e assoluzione per 30: è la sentenza emessa questa sera dopo 11 ore e mezza di camera di consiglio dalla terza sezione del tribunale di Genova presieduta da Renato Delucchi. I Pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano chiesto condanne nei confronti di 44 imputati per oltre 76 anni di carcere con pene variabili da 6 mesi a 5 anni e 8 mesi di reclusione e una sola assoluzione. In pratica i giudici hanno ridotto di un terzo sia le richieste di condanna che il numero dei condannati.
Non hanno inoltre confermato per la maggior parte degli imputati il reato di abuso d' ufficio doloso, contestato dai pm in sostituzione del reato di tortura non ancora previsto dal nostro ordinamento giudiziario” la caserma di bolzanetoLe storie, i resoconti di chi è passato da Bolzaneto – molti arrivavano dalla macelleria della Diaz – non hanno bisogno di trovare conferme sulla loro veridicità. Quello che è accaduto ormai si sa, le responsabilità sono chiare . Il problema, però, è che i cittadini di uno Stato di diritto, quelli che credono nel rispetto delle leggi e che non cercano giustizia con le ronde auto-organizzate, vorrebbero capire come mai su un caso di così inaudita violenza in divisa, o in camice militare, ci si possa mettere sette anni per arrivare a una sentenza risibile nel suo essere drammaticamente grottesca.
il ragazzo pestato dal vice capo digos peruginiPossiamo ricordarequelle giornate. Lo facciamo. Ma c’è una ferita che non si può chiudere fra cittadini, forze di polizia, politica e magistratura. Manca il reato di tortura, dal processo Bolzaneto, e da quello della Diaz. Manca perché Lega e Alleanza nazionale si sono messe di traverso nell’ultimo scorcio di legislatura Prodi. E la discussione in aula su un testo di compromesso è saltata per la crisi di governo. Non ci sono norme per la riconoscibilità degli agenti in tenuta antisommossa, i difensori hanno fornito in questi anni foto degli imputati di piccole dimensioni, rovinate, che hanno reso praticamente impossibile i riconoscimenti.
Eppure, l’accusa pubblica nel processo aveva chiuso la requisitoria con toni duri contro le divise sotto processo e documentato ampiamente la notte, e i giorni, del black-out democratico in Italia.
Ma la sentenza dice un’altra cosa, anche se a onor del vero si dovrà attendere il dispositivo per capire la scelta dei giudici. Le vittime hanno un risarcimento monetario, i ministeri di Giustizia e Interni devono risarcire. Questa forse è l’unica buona notizia: non per i soldi, ma perché il risarcimento dice di chi è stata la responsabilità politica: c’erano Roberto Castelli, l’ingegnere leghista, e Claudio Scajola, di Forza Italia. Anche se a Genova, in visite alle caserme, c’era Gianfranco Fini, con il suo codazzo di Alleanza Nazionale.
Quando viene meno la fiducia del civis nelle istituzioni che lo rappresentano, il cittadino si sente suddito. Perché da suddito viene trattato. I ragazzi usciti da Bolzaneto non hanno dimenticato, ancora oggi. I risarcimenti sono dovuti, ma non sono la pozione dell’oblio. E, nonostante la fragilità della memoria collettiva, anche solo a pochi anni di distanza e con casi come quello di Federico Aldrovandi a Ferrara ammazzato di botte dalla polizia, piazza del Municipio di Napoli prima del G8 genovese, i soprusi denunciati all’interno delle carceri, i pestaggi nei Cpt, la sentenza di queste ore pone seri interrogativi al mondo politico, su come recuperare la fiducia del civis nelle sue istituzioni.
Dal 2001 a oggi nessuno è riuscito – ha voluto – chiarire quella pagina buia della democrazia italiana. Il rischio è che ciò che non viene metabolizzato possa prima o poi tornare galla, perché irrisolto. Ecco perché il comunicato del Comitato verità e giustizia per Genova ha un titolo che colpisce per la gravità, al primo colpo d’occhio. Ma pone con forza un interrogativo che andrebbe risolto con chiarezza il prima possibile.
A BOLZANETO UNA PAGINA NERISSIMA, L'ITALIA E' ANCORA UNA DEMOCRAZIA?
Un totale di "soli" 24 anni di pene per i maltrattamenti fisici e morali inflitti ai detenuti nella caserma di Bolzaneto è certamente poco, ma intanto il tribunale ha condannato 15 persone, fra agenti e personale sanitario, confermando che in quella caserma è stata scritta una delle pagine più nere nella storia recente delle nostre forze dell'ordine.
Quel che emerge e spaventa è come il nostro paese considera le violazioni dei diritti fondamentali: un reato lieve e destinato alla prescrizione per i tribunali, niente di rilevante per la politica, incapace in questi anni di approvare una legge sulla tortura e di sospendere dal servizio i funzionari (spesso addirittura promossi!) imputati nei processi seguiti al G8 di Genova. A Bolzaneto furono commessi abusi inaccettabili: i maltrattamenti dei detenuti sono del tutto incompatibili con una democrazia. In questi anni è stato favorito in modo irresponsabile un clima di impunità. Alle forze politiche e al parlamento chiediamo: l'Italia è ancora una democrazia?
Fonte: peacereporter.net